Non sorprende che l’industria alimentare sia uno dei settori economici da sempre più vitali.
I consumatori hanno bisogno che il loro pasto sia fresco, sano, genuino e gustoso. Gli operatori della filiera hanno bisogno di informazioni il più possibile precise sulle preferenze dei clienti, sullo stato dei trasporti e non solo.
Poiché il progresso e la globalizzazione impongono un atteggiamento sempre più competitivo, le informazioni sono diventate quindi un bene prezioso. La capacità di gestirle un vantaggio competitivo.

Per “Big Data” si intende generalmente la scienza della raccolta di enormi quantità di dati e della loro conversione in piccoli blocchi di informazioni gestibili che possono essere utilizzati per ottenere approfondimenti dettagliati e pertinenti su un argomento.
Lavorare con i big data è strategico per tutti i settori economici è vero, ma in particolar modo per quello alimentare.
L’industria alimentare vale 81 trilioni di dollari a livello globale, il che significa che ci sono un sacco di dati e di informazioni in attesa di essere elaborati e analizzati, fornendo un innegabile vantaggio quando utilizzati nel modo giusto.
Le aziende operanti nell’alimentare che sfruttano i Big Data infatti, sono quelli che riescono a compiere un’analisi dettagliata delle informazioni relative al loro settore al fine di incrementare il business, ridurre le spese e ottimizzare i costi.
I big data possono offrire innegabili vantaggi nel controllo qualità per esempio. Sono strategici per il raggiungimento di una maggiore efficienza consentendo di potenziare qualsiasi tipo di attività e sono in grado di sfruttare le informazioni acquisite anche attraverso l’internet of things.
Possono aiutare ad avere informazioni più approfondite relative a prezzo, condizioni, qualità dei prodotti, preferenze dei clienti, situazione del mercato, popolarità del marchio e così via.
Questi dati possono quindi essere convertiti in informazioni significative che a loro volta vengono utilizzate per migliorare le decisioni di gestione, le vendite e le prestazioni complessive.

I big data aiutano inoltre le aziende a migliorare le loro campagne di marketing, a sviluppare prodotti creativi e a consentire alle aziende di rimanere aggiornate sul tasso di crescita della concorrenza. Non è poco. Ma c’è di più.
Ma soprattutto i Big Data rivestono un ruolo fondamentale nell’ambito della
trasparenza della catena di approvvigionamento.
Nel mercato attuale, comprendere una catena di fornitura esistente con tutti i suoi passaggi diventa cruciale. Migliorando la visibilità, i marchi possono rafforzare anche le relazioni con i propri clienti offrendo al contempo merci di qualità superiore. I Big Data consentono alle aziende e ai fornitori di tenere traccia regolarmente delle merci trasportate e della loro provenienza. Ad esempio, vari sistemi afferenti all’internet of things e sensori connessi consentono ai fornitori di valutare alimenti e bevande durante l’intero processo di spedizione e consegna.
Di qui l’importanza dell’etichetta e dell’identificazione univoca di un prodotto.
Oltre al contenuto dell’etichetta, i produttori di alimenti devono considerare altri problemi di etichettatura, tra cui il tipo di etichetta adesiva e, se pertinente, il tipo di nastri a trasferimento termico da utilizzare per stampare le etichette. Etichette e nastri che entrano in contatto con prodotti alimentari devono essere considerati in base alla loro idoneità.
Insomma i Big data che fanno riferimento al settore agroalimentare sono un patrimonio di conoscenza che permette di proteggere e valorizzare il lavoro di tutta la filiera agroalimentare.
Ma non solo, ci sono esempi di grandi aziende che hanno cominciato ad investire nello sviluppo dei big data anche nel settore alimentare consumer:
I ricercatori della IBM hanno elaborato un software che genera ricette originali utilizzando i dati raccolti in rete. Il programma funziona in cinque fasi per garantire che le ricette siano creative, insolite e comunque piacevoli da mangiare.
Anche alcune catene di ristoranti hanno iniziato a studiare come i big data possono migliorare il proprio business. McDonalds, ad esempio, ha perseguito attivamente una cultura basata sui big data per analizzare le tendenze e comprendere meglio cosa accade nei diversi punti vendita e mettere a punto best practices studiate per ogni specifico ristorante.